Visualizzazione post con etichetta Rent. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rent. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2009

Rent - post #2


Mi rendo conto di aver scritto un post sul musical Rent che non dice nulla e non fa venire voglia di vederlo nemmeno a me che l'ho scritto. Per questo mi sono deciso in questo scampolo di fine giornata a postarne un altro.
Intanto vi ho già detto che si tratta di una trasposizione della Boheme di Puccini nella New York anni '90. I personaggi traggono ispirazione (e talvolta prendono anche il nome) dell'opera pucciniana. La tubercolotica Mimì ad esempio diventa Mimi Marquez, una ispano-americana ballerina sieropositiva. Rodolfo da poeta diventa musicista (Roger), Marcello (Mark Cohen) da pittore diventa regista. E via così fino a Collins il filosofo che diventa Tom Collins, professore gay di filosofia ed il musicista Schaunard che diventa Schunard, drag queen di colore e percussionista.
La storia si snoda tra due capodanni consecutivi e getta uno sguardo nelle vite di questo gruppo atipico ma significativo di giovani newyorkesi che si incontrano, con le loro paure, i loro disagi, le loro incertezze, ma anche con la loro ricchezza di sentimenti. Roger e Mimi, entrambi sieropositivi, si innamorano e vivono la loro storia tra la paura di rivelare la propria sieropositività, la paura di perdere l'altro troppo presto per colpa della malattia ed il bisogno di saltare le tappe per andare al succo della vita.
Tom Collins e Angel Schunard, anche loro sieropositivi, vivono con franchezza ed onestà la loro storia di amore e condivisione della malattia fino alla scomparsa di uno dei due.
Maureen e Joanne cercano stabilità nel loro rapporto lesbico.
Poi c'è Mark Cohen, il regista, che dopo essere stato lasciato da Maureen è l'unico single del gruppo. Mark è quello che vuole indagare nei rapporti, che vuole capire il perché delle cose.
In un dialogo bellissimo tra Mark e Roger, il primo invita il secondo a lasciarsi andare con Mimi e non lasciarsi sopraffare dalla paura di amare e presto perdere l'amata. Gli amici discutono finché viene al nodo la differenza che esiste nel loro modo di affrontare la vita: Roger ha paura di esporsi per non rovinare quel che resta della sua vita, mentre Mark ha timore di perdere i suoi amici e di rimanere l'ultimo vivo "maybe it's because i'm the one of us to survive".
Lo stesso dirà anche più tardi dopo la morte di Angel e la partenza di Roger: "why am i the witness? And when i capture it on film, will it mean that it's the end and i'm alone?".
Il dramma è molto ben articolato, le canzoni sono rock interessanti, con qualche motivo da ricordare.

Vi ricordo che il musical nel 1996 ha vinto 4 Tony Awards, il Pulitzer prize for drama e altri non meno importanti premi.
Concludo con una chicca: nel musical esiste una scena "light my candle" tra Roger e Mimi che riprende chiaramente la scena "che gelida manina" della Boheme di Puccini. Ad un certo punto Mimi canta: "they call me Mimi" proprio come nel Pucciniano "Mi chiamano Mimì"

giovedì 18 giugno 2009

Questione di (unità di) misura

Il titolo è accattivante ma il post è serio. Lo devo ammettere mi piacciono i musical, quelli veri, quelli che girano per Broadway. Se fino ad una quindicina di anni fa (senza internet) potevo solo affidarmi ai giornali (che non ne danno notizia) e ai parenti d'oltreoceano (per lettera o per rare telefonate), ora posso tranquillamente seguire notizie e raggiungere musica e video. Vi parlerò di alcuni musical, oggi di uno in particolare.



Un musical che girava per Broadway e da cui è stato anche tratto un film nel 2005 è Rent ovvero affitto e parla di un gruppo di neo-bohemien newyorkesi alcuni sieropositivi, alcuni gay, alcune lesbiche, tutti o quasi artisti. La storia si svolge tra un capodanno ed il successivo per fare un bilancio. Il musical è molto bello ed il film altrettanto. Molti testi sono interessanti ed in particolare quello della canzone season of love, che letteralmente dice:

525,600 minutes, 525,000 moments so dear.
525,600 minutes, how do you measure, measure a year?
In daylights, in sunsets, in midnights, in cups of coffee.
In inches, in miles, in laughter, in strife.
In 525,600 minutes, how do you measure a year in the life?
How about love? How about love? How about love? Measure in love. Seasons of love.

525,600 minutes! 525,000 journeys to plan.
525,600 minutes, how can you measure the life of a woman or man?
In truths that she learned, or in times that he cried.
In bridges he burned, or the way that she died.

It's time now to sing out, tho the story never ends let's celebrate remember a year in the life of friends.
Remember the love! Remember the love!
Measure in love. Seasons of love! Seasons of love.



E qui veniamo al titolo del post: con che metro misuriamo il nostro tempo? La domanda la lascio aperta. La trovo magnificamente interessante.
A presto.
 
artefice