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mercoledì 1 luglio 2009

Pina Bausch addio


Sul sito ufficiale di Pina Bausch e del Tanztheater Wuppertal è riportato:

Martedì 30 giugno 2009 è morta Pina Bausch, ballerina e coreografa del Tanztheater Wuppertal. L'improvvisa scomparsa solamente cinque giorni dopo la diagnosi del cancro. Domenica scorsa stava insieme alla compagnia sul palco della Wuppertal Opera House.

Quale benedizione più grande per un'artista: poter calcare le assi del palcoscenico fino all'ultimo respiro.
E' un altro giorno triste in cui tornano alla mente le grandi cose compiute da una persona che non c'è più. Non potrà più inventare cose, ma continuerà a stupirci con il suo lavoro che resta nella memoria fisica ed emozionale dei suoi ballerini.
Pina Bausch è stata uno dei coreografi che ha cambiato il modo di fare, pensare ed immaginare la danza. Pina Bausch ha accompagnato (ed il più delle volte spinto) la danza da fatto estetico a esperienza emozionale. Ha contaminato la danza con il teatro e ha dato vita a spettacoli che hanno cambiato il modo di concepire lo spettacolo.
La ricordano tutti, in particolare qui trovate gli articoli del Corriere della Sera e di Repubblica. Qui invece trovate una biografia di Wikipedia ed una veramente esaustiva, completa (e che consiglio vivamente) di Del Teatro.
Leggerete che ha avuto numerosi riconoscimenti e con la sua arte ha contaminato anche televisione e cinema. Fu molto ammirata da Almodòvar che ha inserito in Habla con ela alcuni spezzoni di suoi spettacoli. Fu chiamata da Fellini a partecipare a E la nave va.
Quest'anno al Festival dei Due Mondi di Spoleto avrebbe dovuto esserci anche lei, invece ci sarà solo la sua anima, la sua danza. Giorgio Ferrara è riuscito a prendere tre repliche di Bamboo Blues a cui il teatro Marijnsky di San Pietroburgo ha dovuto rinunciare per motivi tecnici.
Beati quelli che sono riusciti a trovare i biglietti.

lunedì 22 giugno 2009

Rent - post #2


Mi rendo conto di aver scritto un post sul musical Rent che non dice nulla e non fa venire voglia di vederlo nemmeno a me che l'ho scritto. Per questo mi sono deciso in questo scampolo di fine giornata a postarne un altro.
Intanto vi ho già detto che si tratta di una trasposizione della Boheme di Puccini nella New York anni '90. I personaggi traggono ispirazione (e talvolta prendono anche il nome) dell'opera pucciniana. La tubercolotica Mimì ad esempio diventa Mimi Marquez, una ispano-americana ballerina sieropositiva. Rodolfo da poeta diventa musicista (Roger), Marcello (Mark Cohen) da pittore diventa regista. E via così fino a Collins il filosofo che diventa Tom Collins, professore gay di filosofia ed il musicista Schaunard che diventa Schunard, drag queen di colore e percussionista.
La storia si snoda tra due capodanni consecutivi e getta uno sguardo nelle vite di questo gruppo atipico ma significativo di giovani newyorkesi che si incontrano, con le loro paure, i loro disagi, le loro incertezze, ma anche con la loro ricchezza di sentimenti. Roger e Mimi, entrambi sieropositivi, si innamorano e vivono la loro storia tra la paura di rivelare la propria sieropositività, la paura di perdere l'altro troppo presto per colpa della malattia ed il bisogno di saltare le tappe per andare al succo della vita.
Tom Collins e Angel Schunard, anche loro sieropositivi, vivono con franchezza ed onestà la loro storia di amore e condivisione della malattia fino alla scomparsa di uno dei due.
Maureen e Joanne cercano stabilità nel loro rapporto lesbico.
Poi c'è Mark Cohen, il regista, che dopo essere stato lasciato da Maureen è l'unico single del gruppo. Mark è quello che vuole indagare nei rapporti, che vuole capire il perché delle cose.
In un dialogo bellissimo tra Mark e Roger, il primo invita il secondo a lasciarsi andare con Mimi e non lasciarsi sopraffare dalla paura di amare e presto perdere l'amata. Gli amici discutono finché viene al nodo la differenza che esiste nel loro modo di affrontare la vita: Roger ha paura di esporsi per non rovinare quel che resta della sua vita, mentre Mark ha timore di perdere i suoi amici e di rimanere l'ultimo vivo "maybe it's because i'm the one of us to survive".
Lo stesso dirà anche più tardi dopo la morte di Angel e la partenza di Roger: "why am i the witness? And when i capture it on film, will it mean that it's the end and i'm alone?".
Il dramma è molto ben articolato, le canzoni sono rock interessanti, con qualche motivo da ricordare.

Vi ricordo che il musical nel 1996 ha vinto 4 Tony Awards, il Pulitzer prize for drama e altri non meno importanti premi.
Concludo con una chicca: nel musical esiste una scena "light my candle" tra Roger e Mimi che riprende chiaramente la scena "che gelida manina" della Boheme di Puccini. Ad un certo punto Mimi canta: "they call me Mimi" proprio come nel Pucciniano "Mi chiamano Mimì"

venerdì 19 giugno 2009

Gli Oblivion - post #2


Mi spiace cominciare un post con ve l'avevo detto, ma qui è quasi il caso di farlo!
Gli Oblivion, gruppo musical-teatrale bolognese di cui ho parlato in un precedente post, dopo un passaggio su radiodue, hanno debuttato al teatro Franco Parenti di Milano con il loro show. Rimarranno in cartellone fino al 27 di giugno.
La recensione di Maurizio Porro sul Corriere della Sera la potete leggere anche voi: è linkata sulla foto.
Vi avevo detto che ne avremmo sentito parlare e di tenerli d'occhio! ... come avete detto? Avete già il biglietto dello spettacolo in mano? Beati voi, io non potrò andare!
Vi lascio con l'ultimo video che hannno postato su youtube (santo youtube).


giovedì 18 giugno 2009

Questione di (unità di) misura

Il titolo è accattivante ma il post è serio. Lo devo ammettere mi piacciono i musical, quelli veri, quelli che girano per Broadway. Se fino ad una quindicina di anni fa (senza internet) potevo solo affidarmi ai giornali (che non ne danno notizia) e ai parenti d'oltreoceano (per lettera o per rare telefonate), ora posso tranquillamente seguire notizie e raggiungere musica e video. Vi parlerò di alcuni musical, oggi di uno in particolare.



Un musical che girava per Broadway e da cui è stato anche tratto un film nel 2005 è Rent ovvero affitto e parla di un gruppo di neo-bohemien newyorkesi alcuni sieropositivi, alcuni gay, alcune lesbiche, tutti o quasi artisti. La storia si svolge tra un capodanno ed il successivo per fare un bilancio. Il musical è molto bello ed il film altrettanto. Molti testi sono interessanti ed in particolare quello della canzone season of love, che letteralmente dice:

525,600 minutes, 525,000 moments so dear.
525,600 minutes, how do you measure, measure a year?
In daylights, in sunsets, in midnights, in cups of coffee.
In inches, in miles, in laughter, in strife.
In 525,600 minutes, how do you measure a year in the life?
How about love? How about love? How about love? Measure in love. Seasons of love.

525,600 minutes! 525,000 journeys to plan.
525,600 minutes, how can you measure the life of a woman or man?
In truths that she learned, or in times that he cried.
In bridges he burned, or the way that she died.

It's time now to sing out, tho the story never ends let's celebrate remember a year in the life of friends.
Remember the love! Remember the love!
Measure in love. Seasons of love! Seasons of love.



E qui veniamo al titolo del post: con che metro misuriamo il nostro tempo? La domanda la lascio aperta. La trovo magnificamente interessante.
A presto.

venerdì 22 maggio 2009

Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?

Sono stato a teatro, ahimé non capita più spesso come una volta e come vorrei. Non sono stato al teatro Carignano fresco di restauro (in realtà ci sono già stato da quando ha riaperto) e nemmeno al teatro Alfieri (lì è un po' che manco). Non ho visto un classico del teatro, non un Goldoni, non Shakespeare e nemmeno Ibsen o Alfieri. Complici la voglia di divertirsi e rilassarsi, la presenza di una amica nel cast e la curiosità di vedere se in Italia c'è ancora qualcuno che scrive testi interessanti per il teatro, sono stato al Teatro Gioiello a vedere Scusa sono in riunione, ti posso richiamare? Si tratta di una produzione del gruppo La Bilancia di Roma. Testo e regia di Gabriele Pignotta. Interpreti, oltre allo stesso Pignotta, Fabio Avaro, Cristiana Vaccaro, Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza.


La trama è semplice: quattro compagni di università si incontrano in una casa sul lago a dieci anni dalla laurea per volontà testamentaria di un loro compagno di scorribande scomparso prematuramente. Gli amici, ormai trentacinquenni, rivivono i tempi passati e fanno un bilancio sulle loro vite. (Non pensate che sia un remake di il grande freddo: dall'alzata del sipario fino a questo punto della commedia si ride parecchio e di gusto). A questo punto accade un fatto improvviso e inaspettato che porterà, attraverso una serie di equivoci a catena, ad un finale impensato e irresistibile. (E se prima si è riso già di gusto, a questo punto la comicità diventa travolgente).


Credetemi, di teatro ne ho fatto e visto veramente tanto, ma non credo di aver riso così tanto davanti ad un palcoscenico. Mi sono stupito, io che sono uno spettatore difficile. Onore agli interpreti che danno voce e corpo ai personaggi (Pignotta e Avaro sono affiatatissimi e ricordano le grandi coppie comiche del cinema italiano). Onore all'autore, Gabriele Pignotta! La sua comicità non è grassa, ma fine e acuta, arriva in modi inaspettati e, da un certo punto in poi della commedia, equivoco dopo equivoco, diventa sempre più ineluttabile e irresistibile. Credetemi, in certi momenti sembra di vedere un'inedito film di Billy Wilder.
Hanno raggiunto ormai quota 100 repliche (e vuol dire che non è piaciuto solo a me).
Altre recensioni le trovate qui, qui e anche qui.
Se potete andate a vederlo, mi ringrazierete. A Torino rimane fino al 30. Le info le trovate su www.torinospettacoli.it
Io d'ora in poi 'sto Pignotta lo tengo d'occhio!



credits foto: La Bilancia produzioni

martedì 5 maggio 2009

Parodie musicali - Gli Oblivion

Ve la ricordate la mitica Biblioteca di Studio Uno? No? Allora avete certamente meno di 55 anni. Come ben documentano Wikipedia, TecheRai e IMDb, la Biblioteca di Studio Uno è stato un programma andato in onda sull'unica rete nazionale tra il febbraio e l'aprile 1964. Si trattava di parodie musicali di classici della letteratura. Autori e principali nterpreti il Quartetto Cetra, direttore musicale Bruno Canfora, regia di Antonello Falqui. In tutto 8 titoli. Volta per volta altri grandi interpreti; eccone alcuni a titolo di esempio: Gino Bramieri, Alberto Rabagliati, le gemelle Kessler, Renato Rascel, Nilla Pizzi, Claudio Villa.



Ora dal 1964 in poi ci hanno provato altri a fare parodie musicali di un certo livello, come la celebre edizione dei Promessi Sposi del Trio Solenghi, Marchesini Lopez (era il 1989... questo qualcuno se lo ricorderà).
Ora è il caso di segnalare un gruppo che si chiama Oblivion. Sono cantanti, comici, autori ed intrattenitori. Nascono nel 2002 e provengono da esperienze diverse. Si rifanno in maniera aperta al Quartetto Cetra, anche se per dirla tutta sono in cinque. Hanno all'attivo una manciata di spettacoli di teatro musicale e senza dubbio un futuro. Su YouTube girano alcuni dei loro video tra cui una revisione dei Promessi Sposi in dieci minuti veramente godibilissima.



E' un gruppo da tenere presente e sostenere anche solo con i nostri blog. Spargete la voce e... state tranquilli che non ci guadagno nulla.

venerdì 20 febbraio 2009

cent'anni di futurismo

credits: Wikipedia
Non poteva mancare, in una giornata speciale come oggi, un post sul centenario. Come riportato su giornali e su tanti blog che parlano di arte, esattamente cento anni fa usciva sulla prima pagina di Le Figaro il manifesto del futurismo, ad opera di Filippo Tommaso Marinetti. Le Figaro lo ricordava ieri in un articolo titolato "Que devons-nous au futurisme ?" in cui ripercorre la grande importanza che ha avuto il movimento futurista per la cultura dell'intera Europa. Non è un mistero come l'intera storia culturale europea e non solo del novecento sia colma di riferimenti più o meno velati al futurismo. Addirittura nei film del filone cyborg come il Tetsuo di Shinya Tsukamoto ricompare il mito dell'uomo macchina futurista.

Vi segnalo tre link interessanti per festeggiare il compleanno futurista in modo alternativo:
- innanzitutto godetevi questo gustoso e delicato articolo di Andrea su Florablog dedicato al pensiero futurista riguardo fiori, giardini e natura.
- quindi vi segnalo il sito di un artista a mio parere interessante, Claudio Castelli, che vive e pensa l'arte alla maniera futurista, tanto da scrivere lui stesso un manifesto del futurismo elettronico (o elettrico).
- in ultimo ma non ultimo un sito che, più che parlare di futurismo, lascia parlare il futurismo, con scritti originali, manifesti e sopratutto registrazioni originali di letture futuriste.

martedì 17 febbraio 2009

Zio Vanja al teatro Carignano

Sono stato venerdì al teatro Carignano a vedere una delle ultime recite di zio Vanja di Anton Checov, per la regia di Gabriele Vacis. Inutile dire che il testo è qualcosa di straordinario. Non mi ero reso conto di quanto attuale sia, ma d'altronde il teatro è vita e la vita è sempre attraversata dalle stesse pulsioni ed emozioni. Non ricordavo di aver assistito ad un Vacis così emozionante. Vitale lo era sempre stato, anche se forse un po' sopra le righe, ma in questo allestimento è misurato ed efficace. Che dire degli attori? Michele Di Mauro, il professore, ed Eugenio Allegri, Vanja, sono in stato di grazia; intrisi di vita, spinti e trattenuti dalle passioni umane. Un ultimo commento meritano le scenografie. Così come i personaggi sono spinti e trattenuti ad un tempo, fanno un passo avanti ed uno indietro, allo stesso modo le scene si montano e si smontano, si costruiscono e si disfano. I mobili, i tavoli, gli oggetti tutti si stringono attorno ai personaggi per dargli senso e protezione e poi ripartono per allontanarsi, in una scenografia in costante mutamento, come la psiche umana.
Non ho idea degli spostamenti e della diffusione che avrà questa produzione (se scopro qualcosa vi faccio sapere), ma se avete l'occasione di incrociarlo, non fatevelo scappare.
 
artefice